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(numero 10/15 ottobre 2007/ anno LXII) |
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Pers@perne di più
La pet therapy: risultati dell’esperienza nella ASL Napoli 5
dott. Anna de Rose
dott. Alessandro Cascone
inf. Prof. Anna Maria Avino
ASL Napoli 5
dott. Ciro Verde, dott. Carlo Mazzarella.
liberi professionisti
dott. Sabrina Diodato
psicologa
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LA STORIA
L’intuizione che gli animali da compagnia sono un valido supporto terapeutico risale a tempi molto lontani: già 12.000 anni fa, infatti, durante le prime fasi del processo di addomesticamento, tra uomo e cane si stabilì una forte intesa emotiva. Nell’Egitto dei Faraoni il cane era sacro al dio Anubis protettore della medicina; animali d’affezione hanno accompagnato sia le divinità dei popoli Sumeri, Caldei e Greci che i santi cristiani come il gallo di Esculapio ed il cane di San Rocco.( Ballarini, 2000). Oltre 2.000 anni fa Ippocrate consigliava agli amici una bella gita a cavallo per combattere l’insonnia e ritemprare il fisico.
Si elencano qui di seguito le tappe principali della storia della Pet Therapy:
1792 - In Inghilterra, il noto psicologo William Turke incoraggia i pazienti a prendersi cura di animali, intuendo la capacità di incentivare l’autocontrollo e l’influenza umanizzante di questi ultimi.
1875 - Un medico francese Chessigne prescrive l’equitazione ai pazienti neurologici, ritenendola efficace per migliorare l’equilibrio ed il controllo muscolare.
1942 - In un ospedale di New York per feriti di guerra con traumi emozionali ( il Pawling Army Air Force Convalescent Hospital) si utilizzano animali da compagnia e d’allevamento, ritenendoli mediatori e catalizzatori dei processi emozionali.
1944 - la Croce Rossa Americana, in un centro di convalescenza a Pauling, nei pressi di New York, riabilita i soldati dell’aeronautica militare con danni psicologici per i passati eventi bellici, facendoli lavorare in una fattoria a stretto contatto con gli animali..
1953 - In America, lo psichiatra infantile Boris Levinson scopre fortuitamente, l’azione positiva della compagnia di un animale su un bambino con comportamenti autistici ed inizia le prime ricerche sugli effetti degli animali da compagnia in campo psichiatrico. Levinson si rende conto che la presenza del proprio cane Jingle fa scattare in un piccolo paziente autistico la voglia di interagire per poter giocare. Il bambino in presenza del cane é più disponibile ad aprire un colloquio con il terapista, l’animale diviene un mezzo per ripristinare i contatti sociali, per esprimere le proprie emozioni, costituendo un occasione di scambio affettivo.
1961 - Levinson per la prima volta enuncia teorie plausibili e verificabili che spiegano i benefici della compagnia degli animali, e che egli applica nella cura dei suoi giovani pazienti. Inventa il termine di Pet Therapy, che utilizza nel suo libro “ The Dog as Co- Therapist” (Il cane come co-terapeuta).
1970 - Ad Ann Arbor, nel Michigan (USA), l’ospedale psichiatrico infantile adotta un cane “Skeezer”, come aiuto mentale per i bambini ricoverati nell’Istituto e ottiene risultati incoraggianti. Negli stessi anni, ricerche etologiche sui primati mettono in luce alcuni meccanismi fondamentali nella genesi dell’autismo e delle sindromi da deprivazione, e constatano l’efficacia di contatti affettivi interspecifici per il recupero di tali manifestazioni.
1973 - Un veterinario francese, Ange Condoret, fondatore della “Associazione Francese d’Informazione e Ricerca sull’Animale da Compagnia” (AFIRAC), si occupa del rapporto tra animali e bambini con difficoltà di linguaggio, utilizzando le risposte dell’animale alle corrette verbalizzazioni dei bambini come elemento di rieducazione.
1975 - Due psichiatri americani, i coniugi Corson, implementano, con successo, progetti di Pet therapy nelle carceri e nei manicomi criminali.
1976 – Gli psicoterapeuti Mugford e M’Comisky applicano la Pet agli anziani e ne studiano l’efficacia per favorire le relazioni sociali tra le persone attribuendo così agli animali da compagnia il ruolo di “lubrificanti sociali”.
1977 - Uno studio di Erika Friedmann, ricercatrice americana, su persone che hanno superato un infarto cardiaco rivela che esiste una correlazione positiva tra la loro sopravvivenza e il possesso di animali da compagnia.
1981 – Aaron Katcher studia l’influenza della presenza di un pet sulla pressione arteriosa sottolineando che questo parametro, il cui valore è direttamente proporzionale allo stress, veniva costantemente abbassato nell’accarezzamento del pelo.
1981 - In un’altra ricerca condotta dallo psichiatra Michael Mc Culloch, su pazienti sofferenti di diverse patologie croniche, viene dimostrato come gli effetti di tipo depressivo vengono contenuti con le tecniche di pet therapy.
1987 - La pet therapy giunge in Italia. Al Convegno Interdisciplinare su “ Il ruolo degli animali nella società odierna”, tenutosi a Milano il 6 dicembre, giungono esperti di fama internazionale per parlare dell’argomento.
1990 - Nasce il C.R.E.I. (Centro di Ricerca Etologica Interdisciplinare per lo studio del rapporto uomo-animale da compagnia) che unisce eminenti studiosi di varie discipline relative alla salute umana ed animale, l’ambiente e il comportamento.
1992 - Ricercatori australiani dimostrano che, in media, i proprietari di animali da compagnia, oltre ad avere una minore pressione del sangue, hanno livelli di colesterolo e di trigliceridi significativamente inferiori rispetto a chi non li possiede.
1997 - Nasce la S.I.T.A.C.A. (Società Italiana Terapia e Attività con animali).
2001 – Il Dipartimento di Geriatria dell’Università di Saint Louis negli Stati Uniti, conferma la piena validità della Pet Therapy per molte patologie degli anziani.
2003 - Riconoscimento, da parte delle autorità politiche e del ministero della Sanità, dell’importanza della pet therapy, delle sue finalità e dei suoi scopi, attraverso un progetto di legge, legittimando l’uso degli animali, i programmi di ricerca e la sperimentazione.
PREMESSE
La pet therapy rappresenta un approccio terapeutico relativamente nuovo che utilizza le reazioni benefiche suscitate dalla relazione psicofisica di una persona con un piccolo animale, che, con un termine anglosassone viene genericamente chiamato “pet” dal verbo “to pet” cioè accarezzare, farsi le coccole o carezze.
Il rapporto fra uomo e vivente animale affonda le proprie radici nella preistoria, rivestendo a lungo un carattere di estrema semplicità e pragmatismo, basato sull’utilizzo dello stesso ai fini produttivi o di lavoro. Con il passar del tempo, questo rapporto, pur mantenendo la fisionomia dell’utilitarietà, si è evoluto arricchendosi di nuovi elementi emotivi, tanto che, ai giorni nostri, ha raggiunto livelli elevati di complessità.
Numerosi studi scientifici hanno approfondito nel tempo l’argomento, tanto che oggi vengono riconosciute almeno due metodologie definite con le loro sigle: AAA ed AAT .
L’attività assistita con l’ausilio di animali (AAA) è un intervento di tipo educativo, ricreativo e/o terapeutico con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dell’individuo. La terapia assistita con l’ausilio di animali (AAT) si pone, invece, obiettivi di tipo sanitario che richiedono la presenza di specialisti e può essere considerata una vera e propria co-terapia.
I meccanismi che intervengono nella pet terapia sono complessi e diversi, includendo reazioni psicologiche consce ed inconsce. Di seguito ne vengono elencati alcuni.
a) Comunicazione – E’ un’azione che altera la distribuzione di probabilità del comportamento di un altro organismo in quanto adattivo per l’uno, l’altro od entrambi (Wilson 1987). Nel nostro caso è coinvolta la comunicazione non verbale, attraverso il comportamento cinetico, l’espressione, l’atteggiamento, l’olfatto ed il tatto.
b) Gioco – Inteso sia come risultato dell’interazione tra pet e fruitore che come “idle-play”, ossia gioco d’indolenza costituito da azioni quali il grattare o l’attorcigliare il pelo dell’animale.
c) Facilitazione sociale – Il pet attira l’attenzione su di sé e può rappresentare un polo comune d’interesse.
d) Responsabilità – Il legame emotivo con il pet determina, da parte del fruitore, il farsi carico delle esigenze e del benessere del proprio animale.
e) Attaccamento – Consiste in uno stato emotivo - affettivo che spinge un individuo a restare in comunicazione frequente con un altro e che presenta manifestazioni fisiologiche e comportamentali spiacevoli in caso di separazione (Bolwby, 1976)
A queste metodiche se ne è ultimamente affiancata una più recente e di gran lunga più efficace, definita dagli autori: metodo C.A.R.E.
Il metodo C.A.R.E. modifica il concetto antropocentrico di pet terapia perché, pur prefiggendosi le stesse finalità del metodo classico, punta l’attenzione sul rapporto di reciprocità tra vivente umano e vivente non umano.
La denominazione prende la propria origine dalle iniziali di:
Cura (indispensabile per ottenere risultati)
Amore (il pet, facilitatore sociale, coterapeuta, scioglie le emozioni e facendo emergere il bambino che è in ogni essere umano, dona gioia ed allegria)
Responsabilità (nei confronti dell’animale )
Etica (nel rapporto individuo-pet).
L’interesse per un nuovo approccio alla pet therapy affonda le proprie radici nella “sensibilità animalista”, per cui suscita particolare interesse qualsiasi attività capace di contribuire a rinsaldare il rapporto umano - non umano, sulla base del reciproco riconoscimento delle pecularietà specifiche.
L’attività condotta presso l’A.S.L. NA 5 prende le mosse da un’esperienza fatta nell’anno 1993, presso l’ex Ospedale psichiatrico Frullane nel cui complesso fu attivato il primo ambulatorio veterinario pubblico per le sterilizzazioni e le cure postoperatorie degli animali. I passi successivi furono improntati alla creazione di un servizio pubblico disponibile a fronteggiare le urgenze sanitarie dei randagi, che è divenuto poi realtà nell’A.S.L. NA 5.
Dalla coscienza di non volere destinare al canile gli animali guariti, è partita un’iniziale volontà di affidare i randagi assistiti presso il pronto soccorso veterinario dell’Azienda Sanitaria. Il primo affidamento ha riguardato due cani che, dopo le cure, colpirono l’attenzione per il loro cambiamento di carattere, divenuto giocoso e fiducioso nel rapporto con l’uomo. Essi furono affidati ad una struttura residenziale per anziani i cui operatori segnalarono come la presenza continuativa dei pet avesse apportato miglioramenti agli ospiti, sia dal punto di vista individuale che rispetto ai rapporti interpersonali nel micromodello sociale rappresentato dalla comunità.
Sulla scorta di queste risultanze empiriche, si è ritenuto utile condurre uno studio sistematico.
MATERIALI E METODI
1.1 Costituzione dell’equipe – Il gruppo di lavoro ha visto la partecipazione di medici veterinari,medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali, sia dipendenti del S.S.N. che liberi professionisti, animalisti.
1.2 Scelta dei pet - Sono stati adoperati, nell’arco di due anni, oltre 60 cani e 10 gatti randagi, per lo più provenienti dal pronto soccorso veterinario, generalmente meticci, maschi e femmine sterilizzate, di età compresa fra 1 e 6 anni, di taglia medio piccola. Unica eccezione è stato un cucciolo di Labrador donato dai suoi proprietari che avevano avuto modo di apprezzare il progetto e volevano in qualche modo contribuirvi.
1.3 Preliminarmente è stato stilato un etogramma, ossia una valutazione dei comportamenti salienti per rilevarne il temperamento (Gosling 1998, Gosling ed Oliver 1999, Natoli ed al. 2001).
Etogramma del cane domestico (Canis familiaris) -
Dominanza - SGUARDO DIRETTO negli occhi dell'osservatore, di un altro essere umano o di un altro cane; il cane è in POSTURA e regge lo sguardo per un certo tempo in atteggiamento di sfida. CODA ALTA E FERMA.
Subordinazione - ABBASSARE LA TESTA verso l'osservatore, un altro essere umano o un altro cane.TENERE LA CODA FRA LE ZAMPE coprendo così la zona genitale. LECCARE IL MUSO DI UN ALTRO CANE, prende origine dal comportamento dei cuccioli che leccano il muso dei cani adulti per stimolarli a rigurgitare il cibo.
SDRAIARSI SULLA SCHIENA, ACQUATTARSI CON LA PANCIA A TERRA,
EVITARE LO SGUARDO, URINARE in una posizione accovacciata tipica dei cuccioli e delle femmine
Aggressività - RINGHIARE sia verso altri cani che verso altre specie; ALZARE IL PELO che rende l'aspetto del cane più grosso e quindi più minaccioso; ARRICCIARE IL LABBRO solo da un lato, che può sfociare in un MOSTRARE I DENTI o essere fine a se stesso
Socievolezza - SI FA COCCOLARE, il cane si avvicina spontaneamente alla persona, se questa si piega sulle ginocchia e lo chiama, oppure si ferma vicino all'osservatore e si lascia accarezzare. DARE LA ZAMPA
Ansia – STEREOTIPIE, tipo MORDERE UN OGGETTO continuamente,
AUTOMUTILAZIONE per cui il cane si lecca insistentemente in un punto del corpo, fino a procurarsi delle vere e proprie ferite. LECCARE UN OGGETTO CON INSISTENZA. SBADIGLIARE, GIRARE su se stesso. GRATTARSI con insistenza; VOCALIZZAZIONI tipo UGGIOLARE ed ULULARE, frequenti CAMBIAMENTI DI POSIZIONE.
TRANQUILLITA’ – AUTOGROOMING ed ALLOGROOMING ossia atteggiamenti di pulizia; posizione di cane SEDUTO ed ACCUCCIATO assunte frequentemente; indifferenza all’ABBAIARE DI ALTRI CANI.
GIOCOSITA - INVITARE AL GIOCO, il cane si inchina con le zampe anteriori completamente distese a terra e il posteriore all'insù, o porta gli oggetti, corre intorno.SCODINZOLARE: agitando la coda in modo più o meno intenso.
Indifferenza - DIFFFIDENZA per cui il cane si dimostra poco disponibile all'approccio, evita il contatto fisico, non guarda con curiosità l’ambiente esterno e non annusa.
Attenzione - ORECCHIE TESE diritte e rivolte in avanti, pronte a percepire qualsiasi rumore; CODA ALTA e grande interesse per l’ambiente esterno espresso con il GUARDARE INSISTENTE
I cani (60) sono stati osservati per almeno quindici giorni da soli, con l’osservatore da soli ed assieme ad altri cani e persone I moduli comportamentali oggetto di rilevamento sono stati i seguenti: dominanza e subordinazione, aggressività e socievolezza, tranquillità ed ansia, giocosità ed attenzione. E’ stato determinato il modulo comportamentale complessivo di ogni soggetto, confrontandolo con l’etogramma. Ad ogni pet è stato quindi assegnato un punteggio riservando i valori maggiori alla subordinazione, socievolezza, alla tranquillità, alla giocosità ed all’attenzione. Sono stati scartati soggetti, che pur affidabili, mostravano il desiderio costante di fuga, la tendenza ad abbaiare spesso e l’attitudine a fare i propri bisogni in casa. Sono stati, pertanto, utilizzati 42 cani, gli altri 18 sono stati affidati attraverso i canali classici.
1.4 Scelta dei fruitori – Il gruppo di fruitori è stato il seguente a) cinque residenze per anziani ospitanti soggetti autonomi e non, spesso con gravi patologie come l’Alzheimer; b) una residenza per anziani con modificazioni organiche da invecchiamento; c) una residenze destinata ad individui con disturbi psichici più o meno gravi; d) quattro scuole medie ubicate in territori “difficili”; e) una famiglia con una bambina affetta da disturbi comportamentali; f) una famiglia con un adolescente affetto da problemi psicofisici, g) un handicappato grave, h) una persona di mezza età con una grave forma di colite; i)anziani restati soli, con problemi depressivi.
1.5 I fruitori sono stati preventivamente sottoposti ad un’attenta osservazione socio ambientale determinandone il profilo psicologico, scartando quelli che, per problemi di diversa natura, sono stati valutati non adatti alla conduzione di una pet CARE. Successivamente, prima d’introdurre il pet, si è proceduto alla somministrazione di un questionario (Corson 1975) all’equipe medico infermieristica, al corpo docente ed alle famiglie.
METODOLOGIA
Il pet è stato lasciato in custodia ai pazienti e non somministrato a tempo, sulla falsariga di una terapia simil farmacologica classica. E’ stato affidato in perfette condizioni sanitarie, e preventivamente sottoposto a specifica valutazione per escludere eventuali zoonosi. Il controllo veterinario è stato assicurato costantemente, con scadenze fisse ed anche con servizio di pronto soccorso. Si è proceduto quindi all’osservazione dell’interazione tra pet e pazienti, costante nella prima settimana e poi sempre più diradata nel tempo. Ad intervalli si è proceduto alla misurazione della pressione arteriosa dei pazienti a contatto con il pet, confrontandola con i valori fisiologici individuali predeterminati. Dopo un mese dall’introduzione dell’animale è stato somministrato nuovamente il questionario al fine di valutare eventuali cambiamenti.
Con il questionario si è proceduto alla valutazione, mediante attribuzione di un punteggio, dei seguenti parametri: appetito, livello generale dell’attività, comunicazioni verbali, interazioni con il personale e gli altri pazienti (oppure ambiente scolastico e familiare), livello di cooperazione.
RISULTATI
Le figure 1 e 2 forniscono la rappresentazione grafica dell’elaborazione dei risultati ottenuti.
I risultati hanno evidenziato che, per ognuno degli elementi di analisi presi in considerazione, la presenza del pet ha procurato un miglioramento, più marcato nel caso di attività interattive e fisiche. Anche il rilievo dei parametri di pressione arteriosa ha confermato che l’accarezzamento e, più in generale, l’idle-play riducono lo stress, con relativo abbassamento pressorio
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
L’esperienza condotta ha dimostrato chiaramente che il contatto continuativo del pet con i pazienti apporta benefici misurabili del profilo psicofisico della maggior parte degli stessi. Questi hanno sviluppato la capacità di cura per il pet, la responsabilità derivante dal possederlo in modo continuativo ed hanno avuto emozioni positive in grado di arricchire ciascun individuo. E’ stata riscoperta l’eticità del rapporto con l’ anima basata sulla gratuità dello stesso, non inficiato da altre esigenze, pur legittime, che spingono all’acquisizione di un animale, quali la bellezza, l’obbedienza, l’utilità. Il pet, d’altra parte, ne trae indiscutibili benefici grazie alla sua attitudine a vivere a contatto dell’uomo, egli, infatti, non classifica gli individui in categorie di normalità ed anormalità, riservando a tutti lo stesso approccio innato. Viene avvalorata la scelta di adoperare cani randagi che, grazie al loro retroterra esperienziale, posseggono capacità emozionali spinte. L’osservazione di quanto detto porta a ritenere che il metodo applicato è un procedimento utile per realizzare le aspettative. Non una co-terapia rispondente ai canoni tipici della medicina, bensì una più semplice attività assistita con gli animali, opportunamente modificata, che riesce a migliorare la qualità di vita di individui problematici.
Gli autori ringraziano il dott. Luciano Scatola ( Direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL Napoli 5 ) per la lungimiranza con cui ha sempre appoggiato il progetto ed i colleghi del Servizio Igiene Urbana e Benessere Animale che hanno sempre fornito il necessario apporto veterinario con estrema disponibilità.
Un ringraziamento particolare va a tutto il personale del Settore Studi e Formazione che si è prodigato ben oltre i compiti di istituto diventando, di volta in volta, a seconda delle necessità fotografo, video amatore, scrittore, poeta, e tanto altro ancora e tra questi un personale ringraziamento alla dott. Maria Rosaria Afeltra ( da noi chiamata Emilio Fede) per la fede che la sostiene e le consente di sopportare e supportare le nostre follie.
Infine, ma non per importanza, gli animalisti tutti che hanno collaborato senza mai lamentarsi per gli ordini ed i contrordini che si sono susseguiti per oltre due anni, i responsabili ed i piccoli operatori delle varie residenze che ci hanno visti ospiti a volte un po’invadenti, ma del tutto involontariamente.
BIBLIOGRAFIA
Giacon M. – Pet Therapy. Edizioni Mediterranee, 1999
Del Negro E. – Pet Therapy. Franco Angeli, 2004
Natoli E. – Attività e terapie con l’ausilio di animali: quadro internazionale e stato dell’arte. Annali dell’ Istituto Superiore di Sanità, 1997
Beck A. M. – The therapeutic use of animals. Springfield, 1981
Corson E. e S. – Companion Animals as bonding catalysts in geriatric institution. Springfield, 1981
Katcher A. H. – Interaction between people and their pet: form and function. Springfield, 1981
Bateson G. – Verso un’ ecologia della mente. Adelphi, 1976
Bolwby J. – Attaccamento e perdita. Boringhieri, 1976
Levinson B. – Pet-oriented child psychotherapy – Sprinfield, 1969
Lorenz K.- Evoluzione e modificazione del comportamento – Boringhieri, 1971
Natoli E., Totino R., Alfieri L., Vassallo G., Donato S. Fantini C. – Determinazione della personalità dei cani ospitati presso un canile sanitario ai fini dell’adozione. Il Progresso Veterinario, 15/12/2001
Feaver J. Mendl M. e Bateson P – A method for rating the individual distinctiveness of dog. – Animal Behaviour, 1986
Gosling S. D., John O.P. – Personality dimensions in non human animals. Psychological science, 1999
Serpell, J A. - The personality of the dog and its influence on the pet –owner bond. Katcher & Beck, 1983
De Palma C., Viaggiano E., Bacillari E., Palme R., Dufour A., Fantini C, Natoli E. – Osservazioni etologiche per determinare il temperamento di cani residenti in canile pubblico ed ospedale veterinario. Il Progresso Veterinario, 15/11/2004
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