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home > la rivista online (numero 06/15 giugno 2007/ anno LXII)

Contributi pratici


Opistorchis felineus in deiezioni fecali della popolazione felina all’Isola Maggiore del Trasimeno (PG)

di Daniele Crotti
L. P. e L. D. in Parassitologia e Microbiologia Medica, Perugia
Silvia Crotti
I.Z.S. dell’Umbria e delle Marche, Perugia



Nel corso degli ultimissimi anni ci è capitato di osservare due episodi epidemici umani di Opistiorchiasi sostenuta da Opistorchis felineus, verosimilmente contratta “in loco”, in conseguenza del consumo di pesce marinato a freddo di provenienza dal Lago Trasimeno, in provincia di Perugia. Tali episodi hanno colpito rispettivamente due persone (una coppia di giovani adulti), nel 2003, ed otto soggetti (anche in questo caso tutti giovani adulti), nel 2006.
Il ciclo biologico del trematode O. felineus prevede un doppio ospite intermedio (Bythinia leachi, un piccolissimo mollusco di acqua dolce, e alcuni pesci, in particolare la tinca, sempre di acque dolci) e vede nel gatto il suo abituale ospite definitivo.
L’infestazione umana è accidentale, conseguente al consumo di pesci infestati dalle specifiche metacercarie e consumati non cotti o malcotti. Sino ad ora mai erano stati segnalati casi umani di Opistorchiasi autoctona in Italia, e gli ultimi casi animali risalgono a molti decenni addietro.
I pesci inizialmente incriminati in tali due, fortunatamente assai contenute, epidemie sono stati la tinca, nel primo episodio, e non sappiamo se tinca, carpa o persico nel secondo. In quest’ultimo episodio, infatti, è stato riferito che i soggetti colpiti avevano consumato, un paio di mesi prima, tali tipi di pesci, marinati a freddo (pescati nel Lago Trasimeno), presso un ristorante ubicato sull’Isola Maggiore del lago in questione.
Il Lago Trasimeno è uno dei laghi più pescosi d’Italia; le qualità dei pesci che vi vivono sono, tra quelle più comunemente pescate, vendute e consumate per l’alimentazione umana, la carpa (carpa a specchio e carpa regina), la tinca, il persico (persico sole e persico reale), il persico-trota (il cosiddetto “boccalone”), il cavedano, il lucioperca, l’anguilla e altri ancora (il luccio sembra invece essere scomparso da svariati anni).
Il lago, posto a 258 metri s.l.m. ha un perimetro di 3 km ed una superficie dello specchio d’acqua di circa 126 kmq; la profondità media è di 5 metri con il punto massimo di 7 metri tra l’Isola Maggiore e l’Isola Polvere. Trattandosi, peraltro, di un lago prevalentemente alluvionale, questi dati sono soggetti a variazioni a seconda della maggiore o minore piovosità annuale.
L’Isola Maggiore è situata nella parte settentrionale, ha una superficie di circa 24 ettari, un perimetro di 2 km, ed è a 308 m s.l.m. nella sua sommità. Ha l’aspetto di una grande collina lussureggiante con olivi, lecci, cipressi, pini e pioppi, nonché di altre varietà di piante mediterranee. In ambito di fauna, a parte quella aviaria (stanziale e migratoria), per quanto concerne i mammiferi essa è rappresentata da nutrie, conigli selvatici e gatti, tanti gatti. La presenza di tali gatti (alcune decine: 20-30 secondo alcuni, quasi un centinaio secondo altri) risale ad alcuni decenni fa; non si sa come arrivarono ma in ogni caso si possono definire semirandagi. Parte delle persone del posto (qualche abitante fisso o saltuario durante tutto l’anno e i turisti nelle stagioni calde), infatti, li nutre, tanto è vero che essi sono presenti, spesso, lungo la via principale e negli anfratti che su questa si affacciano, sì da potere accedere al cibo o ai rifiuti e scarti alimentari che i residenti depositano.
Questi gatti consumano un po’ di tutto, da rimasugli di derrate alimentari varie a scarti di pesce (anche prima della sua preparazione per uso culinario), a crocchette o avanzi di cibo deposti in alcuni punti strategici (Fig. 1). Ultimamente i gatti, in soprannumero e in parte malati, hanno ricevuto la visita dei veterinari dell’Azienda Sanitaria Locale di competenza e si dice che siano stati sterilizzati (quelli catturati, e quindi verosimilmente soltanto in parte) e sverminati, o, meglio, siano stati invitati gli abitanti locali a farlo (ma poco si evince al riguardo).
L’Isola Maggiore tutt’ora ha un modestissimo nucleo di popolazione residente fissa (poco meno di una ventina di persone, quasi tutti anziani nativi della stessa), che risiede nell’antico insediamento diviso da una lunga e larga strada, ammattonata per coltello con costruzioni ormai pressoché tutte restaurate (Fig. 2).


L’economia attuale dell’isola si basa sul turismo estivo e, per l’appunto, sulla pesca. Nei periodi più caldi dell’anno è visitata da numerosi turisti, che talora vi pernottano, ma soprattutto degustano la cucina locale, a base anche di pesce del lago, preparato in vario modo. L’abitudine alla sua marinatura è peraltro assai rara, tanto è vero che le Cooperative del lago che pescano e rivendono il pescato si raccomandano di cuocere sempre ogni tipo di pesce prima di consumarlo o servirlo ai clienti dei vari ristoranti presenti (un vecchio “detto”, riferito dai locali, risalente ai propri avi, recita “carne cruda, pesce cotto”!).

Indagini, risultati e considerazioni

In considerazione degli episodi riferiti di Opistorchiasi, e sulla base del fatto che il pesce infestato consumato era di provenienza lacustre autoctona, abbiamo valutato positivamente l’opportunità di procedere alla raccolta (casuale, in questa prima indagine conoscitiva) di deiezioni feline reperite sull’isola medesima, al fine di verificare la presenza o meno in esse delle uova di tale trematode.
Le raccolte sono state eseguite nel periodo invernale (10 campioni), in primavera piena (7 campioni), a fine estate (10 campioni) e a metà stagione autunnale (17 campioni), per un totale di 44 campioni, come riportato anche in Tabella 1.



I campioni fecali sono stati formalinizzati (formalina al 10%) entro 3 ore dalla loro raccolta, e quindi osservati al microscopio ottico sia direttamente sia dopo arricchimento formolo-etilacetato I risultati sono riportati nella Tabella 1. Nel complesso 16 campioni di deiezioni feline sono risultati positivi per uova di O. felineus, pari al 31.8% (Fig. 3). In 16 campioni complessivi (36.3%), sono stati reperiti altresì uova e/o larve di altri elminti (in parte associati), nella fattispecie in 1 caso uova di Toxocara cati, in 2 casi di Ascaris spp, in 1 caso di Trichuris spp., e in 13 casi uova/larve di “strongili”.
È sicuramente arduo attribuire i vari campioni positivi raccolti ad altrettanti gatti presenti fissi all’isola; è molto più probabile che parte delle deiezioni risultate positive per uova di O. felineus appartenessero ad un numero forse più ridotto di gatti. A dire che le percentuali trovate si riferiscono esclusivamente ai campioni casualmente raccolti e non ai singoli individui felini. In ogni caso è indubbia la presenza di tali uova, e, quindi dei vermi adulti a livello dei dotti biliari intraepatici di alcuni gatti presenti sull’isola (nei dotti biliari vengono deposte le uova da parte di questo trematode ermafrodita, che da qui possono raggiungere il canale digerente ed essere eliminate con le feci). L’immissione nel lago di pesci di provenienza esotica non è riferita e l’ultima immissione di carpe sembra risalire a molti anni fa (Rossi, Comunicazione personale). Mentre la tinca è una delle 5 specie autoctone del lago Trasimeno, altre diverse specie ittiche risultano essere state immesse nel lago medesimo negli ultimi anni, ma è difficile controllare queste informazioni (Natali, comunicazione personale).
Ad ogni buon conto O. felineus è presente, seppure difficile è individuarne o ipotizzarne la introduzione, che potrebbe risalire a molti decenni addietro come a non molti anni fa, nel qual caso non certo con la tinca ma con altre, appunto, specie ittiche, pur’esse infestabili da tale parassita.

  Sono in corso così ricerche per verificare, più che la presenza delle metarcercarie di O. felineus nei tessuti dei pesci (tinca, carpa, persico e “boccalone”; già reperite in un paio di occasioni nella tinca ma non identificate perché labili), la presenza di B. leachi nelle acque costiere delle sponde le lago, laddove l’esistenza di Bythinia tentaculata era già stata segnalata anni addietro da parte del Dipartimento di Ecologia di Scienze Biologiche (Taticchi, comunicazione personale).

B. tentaculata è vettore di trematodi di alcuni uccelli (e palmipedi) ma non è mai stato segnalato essere il I ospite intermedio di O. felineus.

Per concludere questa segnalazione, ci preme sottolineare, in ambito di sanità pubblica e sia nella diagnostica in campo umano che in quello animale, come una maggiore attenzione deve essere prestata alla identificazione di tali uova, in quanto assai piccole, talché possono sfuggire alle osservazioni microscopiche routinarie, soprattutto da parte di microscopisti poco esperti e qualora non si abbiano le necessarie informazioni relative all’eventuale pregresso consumo di alimenti “a rischio” da parte dei soggetti che si sottopongono ad un esame coproparassitologico, sovente per la rilevazione casuale di una ipereosinofilia periferica, come peraltro accaduto nei nostri casi “spia”.





BIBLIOGRAFIA

1 Crotti D., Fioravanti M. L., Gustinelli A., Florio D., Pampiglione S. Two cases of human Opistorchiasis in Italy. Parassitologia 46 (Suppl. 1): 111; 2004
2 D’Annibale M. L., Crotti D., Crotti S. Opistorchiasi al Lago Trasimeno (PG): descrizione di un secondo episodio Epidemico. Poster 066, in Abstract Book, XXXV Congresso Nazionale AMCLI, Torino, 19-22 settembre 2006
3 Crotti D., D’Annibale M. L., Crotti S. Opistorchiasi autoctona al Lago Trasimeno (PG): descrizione di due episodi Epidemici da Opistorchis felineus e problematiche diagnostiche differenziali. Microbiologia Medica, in corso di Pubblicazione
4 Garcia L. S. Liver and Lung Trematode Infections; in : Diagnostic Medical Parasitology, ASM Press, Washington D. C., IV Edition 2001, pagg. 424-433
5 Perroncito G. I parassiti dell’uomo e degli animali utili, Vallardi, Milano, 1902
6 Associazione Turistica Prol Loco Isola Maggiore. Isola Maggiore, Tuoro sul Trasimeno. Guida, Nuova Edizione, 2006
7 Pampiglione S., Toffoletto F., Canestri-Trotti G. I molluschi di interesse parassitologico-veterinario in Italia. Ann. Ist. Super Sanità 24 (Supplemento): 1-106; 1988
8 Bernieri F. , Crotti D., Galli D., Raglio A. Manuale illustrato di diagnostica parassitologica. Selecta Medica Editore, Pavia, 2001


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