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home > la rivista online (numero 01/15 gennaio 2007/ anno LXII)

Personaggi in primo piano

Intervista al Presidente dell’ANMVI Carlo Scotti


di Giovanni Comino



Premessa

Negli ultimi mesi l’ANMVI si è fortemente impegnata in battaglie a difesa dei veterinari o per sostenere progetti di grande interesse per tutta la categoria. Fra le battaglie ricordiamo quella contro l’obbligo di iscrizione all’ONAOSI anche per i veterinari privati, le modifiche al decreto sul farmaco, l’anagrafe equina ed il riconoscimento dell’identificazione dell’animale (microchip) come atto medico, il blocco a nuove Facoltà o Corsi di Laurea in Medicina Veterinaria e la riduzione del numero chiuso, la riduzione dell’IVA sulle prestazioni veterinarie, la riforma degli Ordini e le tariffe minime. Fra i progetti due ci sembrano in particolari degni di molta attenzione: i Leavet ed il Progetto Qualità, dalle BPV alla certificazione volontaria, recentemente presentati dall’ANMVI.

Di tutte queste iniziative ne parliamo con il Presidente dell’ANMVI, Carlo Scotti.



  Avete ufficialmente presentato il progetto LEAVET nella sede parlamentare di Palazzo Valdina. Qualcuno ha detto che sarebbe una “rivoluzione” del nostro sistema veterinario. È davvero questo il senso del progetto?

Sì e no. Quello che proponiamo è di dare un’organizzazione all’esistente e nel nostro Paese questo può bastare ad essere definito “rivoluzionario”. Questa iniziativa, ha destato molto interesse a vari livelli e oggi ci avviamo ad aprire tavoli tecnici per entrare nei dettagli del progetto nelle sue varie specificità.
Per i livelli di assistenza veterinaria sui randagi non abbiamo fatto altro che adottare in pieno le indicazioni scaturite dalla Commissione Randagismo, un gruppo di lavoro attivato dal Ministero della Salute, che ha coinvolto tutti gli attori del sistema e ha prodotto un documento condiviso che non può restare lettera morta. Il randagismo è oggi lasciato all’improvvisazione e alla buona volontà ed è per questo che non lo si affronta radicalmente. Qui sono del parere che i fondi esistano e che più che un problema di finanziamenti si ponga un problema di sprechi e di scarso coordinamento delle forze in campo. Per quanto riguarda i livelli di base sul cane e sul gatto di proprietà non possiamo accettare che manchi nel rapporto uomo-animale il fondamento della responsabilizzazione attraverso l’identificazione, la profilassi e la prevenzione di base.
     

Nella prevenzione si include la sterilizzazione intesa come prevenzione della riproduzione indesiderata e prevenzione dell’abbandono e del randagismo di ritorno. Qui esiste un problema di risorse, sia che si proponga una politica di defiscalizzazione totale, sia che si suggerisca la strada dell’accredito o delle convenzioni. Ma le soluzioni possono esserci se c’è la convinzione a tutti i livelli - Stato, Regioni, Amministrazioni locali - che la salute e il benessere degli animali non sono solo demagogia. C’è nel programma di alcune formazioni politiche la “mutua” degli animali. Ecco i LEAVET non sono così anacronistici: sono convinto che ogni rapporto tra cane-gatto e il suo proprietario - all’acquisto o all’adozione - debba iniziare dentro una struttura veterinaria privata e qui ricevere i fondamenti di un percorso di salute che è anche di prevenzione e di educazione.

Da tempo si sente crescere la domanda di maggiore qualità nella professione, di certificazione, di buone pratiche veterinarie. La “sfida della qualità” proposta dall’ANMVI che strade percorre?

Bisogna guardare avanti, il mondo corre, la nostra professione si deve adeguare all’evoluzione dei tempi. Con il Progetto Qualità intendiamo accompagnare tutte le strutture veterinarie private ad accreditarsi secondo le proprie esigenze e possibilità.
Grandi cliniche e piccoli ambulatori potranno sfruttare questa opportunità di crescita, ormai molto sentita dai colleghi, che hanno richiesto un accreditamento specifico per la nostra professione che non costringa ad investimenti che tutti noi non possiamo permetterci. Il punto di partenza sono le Buone Pratiche Veterinarie approvate dalla FVE e in Italia dalla FNOVI.
La certificazione è un obiettivo possibile, ma solo se è su misura per la nostra professione. Non possiamo importare un concetto di qualità che non ci appartiene o che sia troppo astratto. La qualità esige concretezza d’applicazione. Al tempo stesso richiede continue verifiche su se stessi, perciò non può essere una scelta di facciata, ma una volta fatta deve corrispondere ad un impegno ferreo con la professione e con se stessi.

La reazione dell’ANMVI al Decreto Bersani è stata molto dura. Avete fatto le locandine “Animali più sani senza il Decreto Bersani”. Sul Ddl Mastella che posizione avete?

Confermo quanto dissi al Convegno dell’ANMVI sulla riforma delle professioni alla presenza dell’On Mantini che allora difendeva l’impianto del Decreto Bersani e oggi riceve in Parlamento il Ddl Mastella. È l’atteggiamento politico più che il contenuto a rendere irricevibili questi provvedimenti. Per non parlare dell’Antitrust che a mio giudizio ha fatto danni considerevoli d’immagine alla nostra professione. E anche all’opinione pubblica, perchè oggi si crede che l’onestà professionale di un veterinario si misuri sul totale in parcella. Peccato che siano inversamente proporzionali fra di loro. Ciò che è peggio è che anche alcuni Colleghi stanno seguendo le indicazioni del Ministro Bersani e fanno circolare forme pubblicitarie indecorose. Eppure nè le tariffe nè i limiti alla pubblicità sono spariti. Ecco perchè ritengo che sia biasimevole più l’atteggiamento politico dei contenuti veri e propri delle nuove regole. Si è lanciato un messaggio peggiore delle riforme, pur di minare la reputazione delle professioni intellettuali.
L’ANMVI non lo può permettere e per questo lavora in Confprofessioni dove non c’è una sola professione liberale disposta a cedere a questa impostazione politica. Se è il caso torneremo in piazza. E stavolta spero che i Colleghi siano più numerosi.
Anche dal punto di vista fiscale si parte dai luoghi comuni per esercitare atteggiamenti punitivi. Si continua a parlare di riduzione dell’IVA sulle prestazioni veterinarie. Sarebbe soprattutto un doveroso riconoscimento del ruolo del Medico Veterinario.
Dopo avere provato tutte le vie a nostra disposizione in termini di abolizione dell’Iva sulle prestazioni veterinarie, oggi più realisticamente chiediamo una diminuzione della aliquota al 10%. L’esenzione potrebbe essere totale su prestazioni di base con risvolti preventivi sull’uomo se il progetto LEAVET si sviluppasse in direzione di una decisa defiscalizzazione. Sarebbe un modo per riconoscere, almeno in parte, il ruolo sociale e medico che il veterinario ha già di diritto, ma che si stenta a comprendere.
Non ci lasceremo comunque scoraggiare dai continui ostacoli che incontriamo.
Devo dire che con la nostra determinazione siamo riusciti a sensibilizzare tre Sottosegretari e un certo numero di parlamentari che oggi sostengono la nostra posizione, è un concreto passo in avanti su un cammino che però sarà ancora lungo.
Con la LAV portiamo avanti una battaglia anche per ridurre al 10% l’IVA sul pet food. A nostro avviso sarebbe un incentivo al possesso dell’animale da compagnia.

Perchè una azione così decisa contro l’obbligo di iscrizione all’Onaosi?

Perchè la solidarietà obbligatoria è a nostro parere incostituzionale. Lo stiamo sostenendo in tre tribunali, mica di nascosto. E al tempo stesso abbiamo sempre invitato tutti a pagare finchè una legge dello Stato lo impone.
Non abbiamo nulla contro l’ONAOSI e siamo pronti a sostenere campagne di adesione volontaria. Anzi come sanitari, siamo fortunati ad avere questa risorsa. Ma tutta la vicenda della Finanziaria 2003 è stata una pagina tristissima per la nostra Categoria. Ad ogni Finanziaria abbiamo promosso emendamenti e quest’anno nella Finanziaria del 2007 abbiamo ottenuto che venisse finalmente eliminato l’obbligo di iscrizione anche per i veterinari privati. Ci sono voluti quattro anni. Il prossimo obiettivo è dimostrare che l’emendamento del 2003 era incostituzionale e far restituire ai veterinari quanto hanno versato in questi anni.

Passando all’Università, in una tua dichiarazione, hai parlato del problema come di un “peccato originale”. Come si può intervenire per fermare il proliferare delle Facoltà e dei Corsi di Laurea e soprattutto come è possibile arrivare ad una riduzione del numero chiuso degli iscritti?

Proprio in questi giorni abbiamo avuto un incontro con il Sottosegretario del MIUR con delega all’Università, Luciano Modica, al quale abbiamo illustrato la situazione paradossale di una nazione che ha 14 corsi di laurea e a breve se ne potranno aggiungere altri tre o quattro. È chiaro ormai che il Ministero competente poco o nulla può fare per frenare il proliferare di Corsi di Laurea in Medicina Veterinaria.
Credo che questa anomalia, che principalmente si evidenzia nel nostro Corso di Laurea, sia legata a due motivi. Il primo si lega alla collocazione di nuovi docenti, perchè è fuor di dubbio che c’è sempre la complicità velata di alcune Facoltà a sostegno della nascita di nuovi corsi.
L’altro è che si ritiene che un Corso di Laurea in Medicina Veterinaria possa benissimo essere attivato anche in assenza dei più elementari requisiti didattici come gli ospedali veterinari, i laboratori, ecc...
La stessa cosa non accadrebbe mai in una Facoltà di Medicina umana. L’unica presa di posizione davvero dura è stata dell’ANMVI che ha fatto ricorso contro l’interateneo di Catanzaro. Ci aspetteremmo una reazione decisa da parte della Conferenza dei Presidi. Per diminuire il numero di accessi, si potrebbe pensare di concertarlo con la FNOVI cosa che non mi risulta sia mai avvenuta. E poi il Ministero della Salute dovrebbe esprimersi sulla base delle prospettive occupazionali, cosa anche questa che non mi risulta sia mai avvenuta. Questa potrebbe essere una strada percorribile.

L’ANMVI ha organizzato un convegno con la Dott.ssa Gaetana Ferri, Direttore Generale della Sanità e del Farmaco Veterinario, per discutere le modifiche al Codice sul farmaco veterinario. Che sviluppi ci saranno?

La disponibilità del Ministero della Salute verso le nostre richieste è stata molto ampia. La dottoressa Ferri in particolare ha dimostrato una competenza e un rigore straordinari.
La Direzione del Farmaco Veterinario ha accolto le modifiche che ANMVI e FNOVI avevano presentato in più occasioni.
Il convegno di Cremona è stato un momento importante per ANMVI perchè per la prima volta un testo così fondamentale per la nostra professione è stato presentato direttamente dal Ministero in una assemblea in cui era presente l’industria farmaceutica, la distribuzione e molti colleghi anche di sanità pubblica.
È evidente che c’è bisogno di incontri come questo e ANMVI sarà impegnata a promuoverne altri, anche per accorciare le distanze con Roma.

Si parla da anni di “Veterinario aziendale”. Siamo arrivati al traguardo?

Mi auguro veramente di sì. La stessa Direzione della Sanità Animale ne parla come di una realtà imminente che entrerà di diritto nella rete di epidemiosorveglianza. In molti atti, norme e circolari, se ne parla espressamente. Abbiamo sempre detto che il veterinario aziendale è l’anello mancante della filiera agro-alimentare, forse è più corretto dire che manca solo che lo si riconosca. Anche al mondo allevatoriale andrebbe chiarito che si tratta di una figura di puro vantaggio e non di un costo in più. Il veterinario aziendale in stalla c’è già e può fare molto per le produzioni zootecniche sia sotto il profilo sanitario che delle buone pratiche d’allevamento.

Da anni l’ANMVI sollecita l’istituzione dell’anagrafe equina. Ora che sembra essere in dirittura d’arrivo si rischia che la veterinaria venga scippata delle sue competenze?

Qui si apre un discorso lungo che va oltre l’anagrafe equina, ovvero la capacità della nostra professione di non farsi scippare le competenze proprie della categoria da altre figure che hanno fatto della veterinaria un supermercato dove andare a comperare nuove competenze approfittando della nostra debolezza e scarsissima lungimiranza.
Intanto una prima versione delle Linee Guida per l’Anagrafe Equina è stata opportunamente emendata là dove affidava a dei tecnici e non a dei veterinari l’identificazione del cavallo.
Adesso si tratta di redigere un manuale operativo che ha risvolti sanitari e che non si può pensare di non far scrivere a dei veterinari.
Noi riteniamo che l’inserimento di un microchip e la relativa certificazione debbano essere riconosciuti come atto medico e quindi di esclusiva competenza del Medico Veterinario. La riforma degli Ordini prevede la revisione delle competenze riservate alle varie professioni.
Noi purtroppo non abbiamo mai avuto una revisione delle nostre nonostante la professione sia radicalmente cambiata.
Dovremo fare un grosso sforzo con il Ministero della Salute per poter definire al meglio e nel modo più ampio le competenze che dovranno esserci riconosciute in modo esclusivo per evitare che vecchie o nuove professioni possano scipparcele.

Quali sono secondo la tua esperienza i pregi e i difetti dell’associazionismo professionale?

Le professioni, tutte, rappresentano un mondo molto particolare, dove è difficile creare aggregazione e partecipazione. In Confprofessioni sento lamentare lo stesso scarso attivismo che lamentiamo in ANMVI. Per certi versi noi veterinari abbiamo una dirigenza che altre professioni ci invidiano.
Devo ringraziarla per tutte le volte che i nostri rappresentanti regionali si fanno lo Stivale per partecipare ad una riunione dell’ANMVI e per tutte le volte che mandano idee e informazioni.
Però per un professionista privato diventa difficile rinunciare a una piccola parte della propria attività professionale per spendere questo tempo gratuitamente al servizio della Categoria e magari anche a favore del diretto concorrente. Noi poi siamo medici e la componente scientifica, meramente tecnica, contribuisce a rendere scarsamente affini le tematiche professionali, le norme, i testi di legge. Il problema vero è comunque trovare la disponibilità all’impegno e alla fatica veri: è molto facile confondere qualche sporadica e-mail di cosiddetta “critica costruttiva” con un vero contributo attivo, fatto di assiduità, concentrazione, profonda conoscenza di un problema e tanta costanza nel seguirlo.

A che punto siamo, a tuo parere, con l’attuazione del Manifesto programmatico che ha portato alla elezione dell’attuale CC FNOVI?

Non posso che esprimere un notevole apprezzamento per il lavoro che il Presidente Gaetano Penocchio e tutto il Comitato Centrale della FNOVI stanno svolgendo. Questa FNOVI doveva rappresentare finalmente una svolta e così è. Mi auguro solo che il Presidente Penocchio possa continuare a svolgere serenamente il suo compito superando tutte le difficoltà che sta vivendo. Tutta l’ANMVI lo stima, gli è solidale e vicina.

In conclusione, un’ultima domanda. Dove sta andando la veterinaria italiana?

La nostra professione deve al più presto prendere coscienza di un ruolo diverso, di alto contenuto sociale, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Mi ritengo un paladino del concetto della “veterinaria unica”, senza steccati e divisioni. Ma non posso dire che sia pienamente compreso. Vanno vinte le resistenze di chi, con poca lungimiranza crede di difendere oggi delle posizioni indifendibili e mi riferisco a chi nella sanità pubblica continua a correre dietro a piccoli privilegi di bottega non rendendosi conto che ci stanno togliendo competenze e responsabilità. Il ruolo che deve avere il Medico Veterinario pubblico è quello dell’unica e insostituibile figura nel dipartimento della prevenzione quando si parla di alimenti di origine animale, garantendo globalmente l’uomo nel consumo dei derivati animali e nella sua convivenza con gli animali stessi. Questo ruolo deve essere svolto in stretta collaborazione con la sanità privata veterinaria, dal Veterinario Aziendale ai LEAVET.
Dal canto suo la professione privata, se vorrà sopravvivere, dovrà diventare un interlocutore serio e professionale di una utenza sempre più competente ed esigente uscendo da quell’empirismo e pressapochismo che ci ha contraddistinto e fatto perdere credibilità. Solo con la determinazione assoluta a perseguire questa strada, la Medicina Veterinaria Italiana, potrà evitare un fortissimo ridimensionamento di ruoli e competenze in tutti i suoi settori.

 
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