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15 marzo 2003 anno LVIII - N. 3 |
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Indagine sulla presenza
di Yersinia enterocolitica
in suini macellati
Confermare il ruolo del suino quale portatore di Yersinia enterocolitica. Valutare il possibile rischio sanitario connesso al riscontro di positività, verificando
sia, come riportato da altri autori, l' eventuale presenza di sierotipi patogeni sia
i punti critici rispetto alla localizzazione del germe e la trasmissione dell' infezione. Esaminare la situazione epidemiologica dell' area di provenienza nei confronti di Yersinia enterocolitica.
Allegra A. M. 1 , Fezia G. 2 , Fontana E. 2 ,
Roceri M. 1 , Sommariva M. 2 , Tinelli F. 1
1 Asl N. 13 Novara
2 IZS del Piemonte, Liguria e Valle D' Aosta
L' animale da macello rappresenta,
nella catena di produzione dei nostri
alimenti, il maggior serbatoio di microrganismi, soprattutto di specie patogene
o patogene facoltative. Queste presenze indesiderate esercitano una intensa
azione infettante sulle carcasse degli
animali macellati, che possono servire come possibile veicolo del germe e
quindi contaminare i prodotti finiti. Ne
deriva un potenziale rischio sanitario
per il personale addetto alla lavorazione, ma soprattutto per il consumatore
finale.
Le innovazioni tecnologiche, associate
a norme igieniche adeguate, si sono finora concentrate principalmente nei
confronti di agenti batterici comunemente conosciuti come patogeni: Salmonelle, E. coli, Stafilococchi, Streptococchi, Pseudomonas, Shighelle, ecc.
Recentemente l' attenzione si è focalizzata su alcuni microrganismi, considerati emergenti, sempre più frequentemente isolati negli alimenti di origine
animale, come Listeria monocytogenes, Campylobacter jejuni, Aeromonas
hydrophyla e Yersinia enterocolitica.
Si tratta di alcuni batteri responsabili di manifestazioni patologiche da asintomatiche a mortali.
Attualmente grazie ad un sempre maggior utilizzo della catena del freddo nell' industria alimentare ed al progresso
delle tecniche di isolamento e di identificazione di batteri, supportate da metodi di biologia molecolare, lo spettro
di nocività gastroenterica sembra essersi ampliato. E' possibile che le tecniche
tradizionali di isolamento e identificazione possano sottostimare il reale pericolo di salute pubblica legato alla Yersinia, infatti usando
tecniche come la
PCR o l' ibridazione
del DNA si é notevolmente migliorata
l' efficienza nell' isolamento del germe a
partire da campioni
di carne suina.
La presenza di Yersinia è ormai accertata in una ampia tipologia di alimenti e
la sua responsabilità
nelle infezioni umane viene riportata con sempre maggior frequenza a partire dagli anni' 60. Nei paesi sviluppati
in casi umani di enterite acuta si stima
una presenza dell' 1-2%di Yersinia spp. ,
che conferma una stabile presenza del
germe nella casistica delle tossinfezioni alimentari.
Queste sono caratterizzate nei bambini
da gastroenteriti ad andamento acuto,
mentre gli adulti sviluppano enterocoliti che simulano una sindrome appendicolare e possono presentare eritema
nodoso ed artrite reattiva come complicanze secondarie.
Inoltre se si considera che numerose
tossinfezioni derivano più da errori di
manipolazione durante e dopo la sua
preparazione, che dall' alimento in sé,
si può comprendere il ruolo di questo
microrgasnismo come agente a rischio
sanitario. Sulla base di queste considerazioni si è quindi deciso di svolgere
un' indagine per verificare la diffusione
di Yersinia enterocolitica in suini regolarmente macellati provenienti da
allevamenti piemontesi.
Eziologia e cenni
di epidemiologia
Il genere Yersinia appartiene alla famiglia delle Enterobacteriaceae ed è
composto da 11 differenti specie. Y.
pestis, Y. pseudotubercolosis e Y. enterocolitica sono tra le più importanti a
causa della loro patogenicità per uomo
e animali mentre tra le specie diffuse nell' ambiente e generalmente non associate a malattia si segnalano Y. intermedia, Y. kristensenii, Y. fredericksenii, Y.
aldovae e Y. rohdei.
Questi microrganismi sono coccobacilli
gram negativi, anaerobi facoltativi, non
sporigeni che crescono meglio a 25 °C
che a 37 °C nei terreni comunemente
usati per le Enterobacteriaceae, ma a
differenza degli altri membri di questa famiglia si moltiplicano anche alla
temperatura di refrigerazione (+4 °C);
tale caratteristica costituisce un fattore
selettivo in sede di isolamento.
I ceppi di Y. enterocolitica sinora isolati sono molto eterogenei tra di loro
per quanto riguarda le caratteristiche
biochimiche, in base alle quali si differenzia anche dalle specie che venivano
denominate batteri Y. enterocoliticalike, che, se si escludono pochi casi
atipici, non rivestono carattere di patogenicità per l' uomo. Inoltre solo alcuni
ceppi all' interno di quest' ultima specie
sono patogeni per l' uomo e per la loro
differenziazione sono stati proposti vari
schemi che si basano sulla classificazione in sierogruppi, biotipi e varianti
fagiche.
Per quanto concerne l' assetto antigenico il germe possiede un antigene O,
somatico, di natura liposaccaridica, un
antigene H, flagellare ed un antigene
capsulare K. Sono stati individuati 6
diversi antigeni capsulari (da K 1 a K
6), numerosi antigeni flagellari H (da
"a " a "t "). Il ruolo preminente nella determinazione del tipo sierologico viene
svolto dagli antigeni somatici che sono
stati classificati in 60 sierotipi; tra questi esistono frazioni antigeniche comuni sia all' interno dei sierotipi che con
altre specie batteriche: E. coli, Salmonella spp. , Vibrio cholerae e soprattutto
Brucella spp.
In relazione all' aspetto epidemiologico ben 19 sierotipi di Y. enterocolitica
sono risultati essere coinvolti in focolai
di tossinfezioni alimentari, nella tabella
N. 1 vengono elencate le più importanti.

Secondo la seguente classificazione viene prevista la distinzione in 3 gruppi:
- O: 3 biotipi 4 e 3; O: 9 biotipo 2; O: 5,
27 sono stati isolati in molti Paesi del
mondo, prevalentemente in Europa,
Giappone, Australia e Nord America;
sono stati spesso associati alla specie
suino e sono responsabili di infezioni
gastroenteriche e setticemiche;
- O: 8 biotipo1b; O: 13; O: 18; O: 20; O:
21 sono presenti solo negli USA, Nigeria e Giappone e sono considerati altamente patogeni;
- altri sierotipi : sono ubiquitari ed allo
stato attuale delle conoscenze non vengono considerati patogeni.
Il suino considerato il reservoir dei
sierotipi O: 3 e O: 9, raramente isolati
nell' ambiente, risulta portatore a livello
di amigdale, lingua, palato molle, linfonodi, intestino. Anche le feci possono
risultare contaminate costituendo un
notevole rischio di contaminazione
ambientale.
La diffusione di Y. enterocolitica fra gli animali riveste una notevole importanza nella catena epidemiologica delle malattie umane, infatti i ceppi patogeni per l' uomo,
isolati sia da suini che da pazienti
umani, sono strettamente correlati da un punto di vista geografico e risultano indistinguibili
non solo con i normali metodi sierologici, biochimici e di tipizzazione
fagica, ma anche con analisi di biologia
molecolare.
E' importante segnalare che la trasmissione diretta dal suino all' uomo non è
mai stata dimostrata, mentre é stata
evidenziata una correlazione con il
consumo di carne suina poco cotta e di
acqua non trattata.
Alcuni lavori riportano una differenza
statisticamente significativa nella presenza di anticorpi nei confronti di Y.
enterocolitica tra personale a contatto
con i suini (allevatori, macellatori, ecc. )
ed il resto della popolazione.
Le sorgenti di contaminazione per il
sierotipo O: 8, raramente riscontrato
nel suino, sono rappresentate da: acqua da bere, alimenti lavati con acqua,
derivati dal latte, tofu.
I ceppi di questo sierotipo isolati da roditori e uomini mostrano lo stesso pattern all' analisi con enzimi di restrizione plasmidici e sono stati isolati anche in
Nigeria e Giappone associati a casi di
enterite nell' uomo.
A completamento di quanto detto viene riportato nella figura N. 1 lo schema
riassuntivo della trasmissione della Yersiniosi tratto da De Felip e coll. (1989).

MATERIALI E METODI
Raccolta dei campioni
Sono stati esaminati campioni di amigdale, muscolo e contenuto ciecale di
N. 100 suini, regolarmente macellati
presso due stabilimenti in provincia di
Novara, provenienti da N. 36 allevamenti del Piemonte, prelevati nell' arco
di un anno (Fig. 2).

I campioni raccolti con le normali precauzioni asettiche, posti in sacchetti di
plastica sterili e mantenuti a temperatura di refrigerazione, sono stati esaminati entro 24 ore dal prelievo.
Procedure di isolamento ed identificazione
Circa 10 gr. di tessuto o di feci, previa
diluizione in 90 ml. di soluzione fisiologica sterile ed omogeneizzazione in
stomacher, sono stati esaminati direttamente su due terreni selettivi per
Yersinia, sec. Schiemann (CIN) e sec.
Wauters (SSDC) e in brodo selettivo
sec. Wauters (ITC) che veniva successivamente seminato sugli stessi terreni
sopracitati. I terreni agarizzati venivano
incubati a 30 ° C per 24 -48 ore, il brodo ITC a 24 ° C per 48 ore.
E' stato escluso l' utilizzo di procedure
più indaginose come l' arricchimento a
freddo o il trattamento con alcali secondo Aulisio perché questi metodi sono
considerati più efficaci per l' isolamento
dei ceppi non patogeni.
Le colonie sospette sono state saggiate
mediante prove biochimiche miniaturizzate per l' identificazione di specie
e quindi sottoposte ad agglutinazione
rapida su vetrino nei confronti dei seguenti antigeni somatici: 1, 2, 3, 5, 8, 9
(ISO-DIS 10273).
Risultati
Nei campioni sottoposti ad esame previo arricchimento in brodo selettivo
sono stati isolati n ° 24 ceppi di Y. enterocolitica sierotipo O: 3 dalle amigdale
degli animali provenienti da n ° 12 allevamenti (v. Tab. N. 2).

Da N. 4 campioni si è ottenuto l' isolamento anche dal contenuto ciecale;
mentre il muscolo è risultato costantemente negativo. In un caso si è ottenuto l' isolamento di un ceppo di Y. enterocolitica dal solo materiale fecale,
che però ha dato esito aspecifico alla
sierotipizzazione. La semina diretta è
risultata positiva per N. 16 campioni,
entrambi i terreni solidi hanno rivelato la stessa sensibilità nell' isolamento
della Yersinia. In N. 20 casi le colonie
con crescita omogenea e simile a quella di Yersinia su terreno solido sono
state identificate come ceppi di Acinetobacter spp. , Serratia spp. , Enterobacter spp. , Providencia spp. , oppure
non è stato possibile identificarle con le
prove biochimiche miniaturizzate utilizzate in questo lavoro.
Discussione e conclusioni
I risultati ottenuti inducono le seguenti
valutazioni:
-Si conferma l' importanza epidemiologica che il suino assume nella diffusione
di Yersinia enterocolitica. Si ritiene sottolineare il ruolo preminente di questa
specie animale nella diffusione del germe con gli alimenti. I campioni, infatti,
sono stati prelevati durante la lavorazione di carcasse di animali che avevano
superato con esito favorevole la visita
ante mortem. E' altresì importante che
le acque di scarico dei macelli e degli
allevamenti non vadano a contaminare
l' ambiente esterno.
-Risulta essere significativo l' isolamento
del solo sierotipo O: 3 nel suino a conferma del suo frequente riscontro nell' area
europea. Si ribadisce, viste le percentuali di positività riscontrate nelle amigdale
(24%), nelle feci (5%), l' elevato rischio
di contaminazione dei prodotti durante
l' asportazione della lingua, del faringe e,
non ultimo, nell' esecuzione della visita
ispettiva post mortem. Il poco frequente
isolamento di questo microorganismo in
prodotti a base di carne suina, ad eccezione di quelli contenenti la lingua, può
essere dovuto all' uso di metodologie di
ricerca poco sensibili: studi recenti indicano che l' utilizzo di terreni più selettivi
o di tecnologie più sofisticate aumenta
la percentuale di isolamento di ceppi
patogeni di Yersinia enterocolitica,
come già accennato nell' introduzione.
-Si conferma l' impossibilità di individuare una zona di maggior diffusione
della Yersinia in ambito regionale.
-Si evidenzia la possibilità di trasmissione del microorganismo nelle stalle di
sosta dei macelli senza che tuttavia sia
stato possibile individuare questa area
come sicuro punto di contaminazione.
-Non si riscontra una maggiore frequenza di isolamento del microorganismo in determinati periodi dell' anno.
-Non si è riscontrata una diversa incidenza di Yersinia enterocolitica nei due
sessi.
Da quanto sopraesposto si suggerisce
di prevenire la contaminazione delle
carcasse e delle carni ponendo particolare attenzione alle seguenti operazioni
di macellazione:
- rimozione dell' intestino
- escissione della lingua e
delle amigdale
- incisione dei linfonodi
mandibolari o
disossamento della testa.
Alcuni autori hanno appurato che l' utilizzo di bung
cutter, associato alla chiusura del retto, determina
una notevole diminuzione della contaminazione
della carcassa da parte di
Yersinia rispetto all' eviscerazione manuale. Si ritiene infine necessario operare ulteriori ricerche che permettano
di identificare i fattori di rischio correlati alla introduzione di ceppi patogeni di Yersinia enterocolitica in allevamenti
di suini ed alla successiva colonizzazio ne nel singolo individuo.
La bibliografia è disponibile presso gli
autori.
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